Il banale…

Ho la sensazione di non valere un cazzo, tutto ciò che posso “scoprire” o rivelare è già stato detto e fatto da qualcun altro. Nessuno ormai si sorprende più, perché tutto è ormai banale. Che cosa posso aggiungere io? Il nulla, perché effettivamente la competizione diretta o indiretta con quella massa che io chiamo gli altri > è impossibile.

Andava bene magari vent’anni fà. Quando si stava amichevolmente contro una classe formata da un massimo di 30 individui e tu comunque in quel numero relativamente vasto riuscivi a ritagliarti qualche cosa.

E oggi? Niente. Che cosa posso fare io? È tutto così già dato. Mi sembra pure inutile campare…

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populismo vs intellettuali

I miei ricordi sulla triste adolescenza che ho passato sono colmi di moralisti ignoranti e drogati < non facevano altro che organizzare rave e manifestazioni. Era carino che sopra il carretto, oltre l’altrettanto ignorante “dj-reg”, ci fosse un rappresentante politico di sinistra (che metteva i soldi). Ed è anche vero che con il pretesto di difendere i diritti (non il dovere) allo studio, dimostravano una completa noncuranza quando distruggevano macchine, vetrine di negozi, cassonetti bruciati e bla bla bla. Chiedevo e richiedevo ma nessuno sapeva rispondere a poche semplici domande, una fra tutte > perché? Non chiarivano nulla ma sapevano imporre bene il loro pensiero. Era molto fascista la cosa.

Ricordo che occupavano la scuola ogni anno e per ben tre mesi niente lezioni, un poco come le lunghe pause all’università per darsi gli esami.

Hanno creato i grandi filoni per distinguere il diverso dallo standard < credo che siano questi i veri populisti.
Il mio pensiero non è standard? Scriveranno sul mio volto razista, omofobo, maschilista ecc…
Gli indecisi nel mezzo non sapendo da che parte stare decideranno in base al numero (si sentono più sicuri) e per l’eleganza del termine (intellettuale).

Sono gli intellettuali a stabilire cosa sia il progresso. Nessuno però si chiede cosa possa essere o in che verso vada. Lo leggono e basta > ha il sapore di propaganda.
Per intellettuale il più delle volte non si intende un plurilaureato, ma un artista e personaggio televisivo ignorante e strapagato.

Un progresso-stabilito è solo controllo. Il controllo ha (è) l’ombra del potere. Il potere chi lo ha? È ovvio, l’uomo in giacca e cravatta accanto allo sporco dj con i rasta che se la suona, il tutto sul carretto trainato dagli imbecilli e veri populisti.

Non sono intellettuale ma non seguo chi si fa chiamare intellettuale. Io non sono cretino, ho una mia testa. Gli altri hanno le loro e apparteniamo come ai tanti a questo pianeta.
È offensivo che qualcuno crei il pacchetto Intellettuale, come se il resto fosse l’ignoranza che non ha la forza di elevarsi. Questo è razzismo.

Si però… pussyhat! > cappello figa? Fa onore che dei bambini in USA indossino e sfilino questa PROPAGANDA.

Radical Chic

Il movimento è la cosa più importante.

Come sono arrivato fino a qui?
Cammino… evito di prendermi le spallate da questi presuntuosi e invadenti radical chic, la loro aria superba la puoi notare anche mentre camminano: il loro ritmo, la faccia che mettono mentre tutto il loro corpo si muove in un armonioso e scandaloso loop.
Tranne e ovviamente se sei uno di loro. Già il solo aver scritto “uno” a loro da fastidio… la parita di genere.
Li devo evitare per forza facendo slalom. Dove vado? Sono seguace di qualcosa più grande di me. I passi da fare sono assai e lo sono ancora di più se si conta la disperazione e i suicidi mentali che pervadono in alcuni dei tanti momenti. Anche questi sono movimenti > pensieri. Sono azioni concrete compiute in frequenze differenti. Ma non sono mai arrivato fino a tanto, a cambiare canale.
Le frequenze si accavallano tra loro, creano intrecci affascinanti ed io vomito per lo stress e l’ansia.

Il Panico…

Come faccio ad assumere il loro stesso portamento? Non che li voglia copiare, ma voglio capire solo come si fa.
E’ una costruzione la loro. Sono attori del sistema? Sono personaggi? Parlano con la voce degli altri. Altri che li rappresentano, altri che li osservano > Registi della grande opera ispirata sul mondo. Gordon Craig lo sapeva bene, nel teatro sono gli “effetti” la priorità assoluta e il regista è il poeta N.1.

Eroe…

Troppe sono le giornate che si alternano tra il Si ed il No… Non mi stanco di me stesso, mi devo stancare dei modi piuttosto, i miei modi. Posso incazzarmi se è necessario solo perché cado negli stessi meccanismi. Quindi non ha senso il suicidio. Il problema non sono io, è solo la prigione, ma questa è creata soltanto dall’IO in senso stretto. Non da me, ma da lui.

Accade l’idea di questo (il suicidio) soltanto quando si vuole superare il limite. Come un Eroe che imprigionato nella tensione della morte, si muove (gli impulsi) verso scenari dove la natura non può fare nulla. Supera il limite. Hybris.
Forse non è colpa sua, lui è nato così… La parte divina che è connaturata in lui lo guida verso tutto ciò che non ha regola e questo, in un mondo perfetto risulta essere irrazionale.

La colpa contro di lui avviene senza preavviso (Tysis), senza bussare e senza chiedere il perché e il come. Agisce contro di lui per ripristinare l’ordine naturale.

Essere umani è bello.
Essere eroi è una colpa.

Chiunque, sapendo di avere la possibilità di potere andare oltre lotterebbe per ottenere questa grazia. Inoltre eredita di fatto l’idea della vita eterna, purtroppo è mezzo umano ed è destinato. L’altra metà, quella ispirata, lo fa agire come un vero e proprio Dio, cioè senza regole appunto. Senza leggi interiori (nomos) e senza limiti egli è convinto che la propria parte ispirata lo possa tirare fuori dal mondo terreno nel quale si trova incastrato.

Povero Eroe. Non prova dolore, è del tutto convinto ed estasiato dall’idea di poteri superiori.
Ma è un tranello, perché nel momento in cui supera questo cazzuto limite, egli è già morto < suicidio.

Allora la psicoterapia lo aiuterà a convincersi di essere un mortale.

Ordine, vorrei soltato un po’ di ordine.

Ordine… poi per il resto, per arricchirlo un pò mi inventerò qualcosa. Ma prima di tutto ci vuole l’ordine —> l’unico elemento che permette di far defluire i pensieri e le idee in modo sciolto e conciso. Basta questo… è il mio successo. Deve esserlo, oppure impazzirò.

Forse è per questo che l’altro giorno durante la seduta è saltato fuori che ho bisongo di starmene solo. Sono troppe le voci che sento, e come se ci fosse un continuo rumore di sotto fonto e non posso certo andare li a bussare per chiedere di abbassare il volume. Sarà perchè non ce nessuno accanto e quindi non ho con chi lamentarmi. Se non con me… l’unico piano che dentro di sè ha il rumore. Sono io, lo so; senò non sarei qui a parlare con lei dei miei problemi e di cosa vorrei liberarmi per prima. O almeno quali meccanismi mi aiutaneranno?

Sotto di me ci sta il passato, e per uscire dal palazzo devo prima percorrere il buio in quelle scale in discesa, ma devo ricordare.
Sopra di me, c’è il tetto. L’unico luogo in cui ci sia veramente vita, piccioni che non aspettano altro di prendere la mira per cagarti addosso prima ancora che tu possa gettarti di giù per fare la finita.
E poi al centro ci sono io, il capo condominio. Non ho nessun piacere nel farlo, o nel voler amministrare i problemi degli altri. Oh, lo so dottore… gli altri sono me.

Sentirsi soli in questo caso è molto comune, il campanello non viene premuto molto spesso, se nò per fare entrare quello delle pubblicità. Una voltà c’è riuscito, mi sono comprato l’iPhone, gran bel telefono. Anche se io sono contrario a questa cosa dell’avere tutti lo stesso coso per chiamare, o per fare foto.

Già le foto… i momenti.

Sa dottore? E’ evidente la mia solitudine, il mio stato. Anche in quei “momenti” può notarlo, organizzo le foto per mesi e poi, un po per spezzare il tempo, le inserisco nel mio blog. Un sito che ho creato così, per scrivere in modo subliminale i drammi della mia vita, ma ovviamte vanno sempre più di moda quelli che inventano poesie inutili e scontate.

Tuttavia, ogni volta che provo a scendere mi chiedo cosa mi darà l’ispirazione per farlo.

Guardo Iron Man, e ci sta. Guardo Super Man, e ci sta anche, pure quando è contro Batman. Poi c’è Matrix, e quello è il meglio. Ma lei dottore, sa qual’è vermanete il migliore? Io —> l’rraggiungibile scenario dove divento più forte di tutti, e di tutto l’odio che ho per il passato, che nutro, e che adesso non mi lascia via.

Dottore come l’accendo la luce per scendere? Come faccio ad uscire dal portone del palazzo. Come mi licenzio da questo lavoro non retribuito se non con l’adrenalina e immagini di morte contro chi mi ha continuamente umilitato e mortificato eliminando l’unica foto che avevo di me.

Io valgo dottore, lo so. Io mi percepisco un ragazzo con degli ideali, dei valori. Ho un etica… Non tradirei mai la mia fidanzata se ne avessi una. Non fumo e non bevo. Non ho tatuaggi, non ho orecchini. Non sono di alcun partito polito, non ho mai preso a pugni nessuno cazzo, quello l’hanno fatto a me, di me. Su di me, nel mio stomato e nel mio orgoglio.

Voglio fare il cattivo nei fumetti. Vorrei essere un cattivo esemplare. Un bravo villano, uno che non fa sconti e che guarda solo la realtà. Mettere paura, e non dare uno pseudo perdono come mi ha gia consigliato di fare. Ci sto provando però. Mi rendo conto che molte cose dipendono da me… come mi gioco le carte intendo.

I Polli!

Sono molte le galline da sfamare, però mi piace pensare che loro sappiano che esistono diverse varietà di mangime. Loro lo sanno, lottano contro di me. Alcuni si alleano tra di loro, formano dei gruppi e fanno propaganda tra chi ancora non sa sfortunatamente che sono disponibili diversi gusti per i loro mangimi.
Sperando che io possa dargli così la possibilità di potersi sfamare beccando roba più gustosa, getto per terra un po’ di quell’altro gusto che tanto loro desiderano. Pochi riescono ad avere questo privilegio. Le galline sfigate stanno iniziano a cospirare contro di me. Mi odiano.
Ma io cosa posso fare per loro, gli do da mangiare non è abbastanza?
Ed ecco la rivoluzione, un gallo rampante che a tutti i costi pur di sentirsi libero dalla prepotente semenza che ogni giorno è costretto a mangiare -> movimenta le masse, agita le manifestazioni con il suo parlare accelerato e incazzato. Così c’è chi tra di loro mi caca nell’abbeveratoio, oppure c’è chi distrugge le uova, o ancora i vandali che demoliscono i nidi. Che crudeltà!
Io gli do tutto il mangime che vogliono, basta che la finiscono di devastare il sistema.
Finita la rivoluzione ora si sentono tutti arzilli perché sono liberi di mangiare tutte le varietà di semenza, hanno vinto… sono finalmente liberi! Per poi non parlare di quel galletto che è riuscito con le sole parole arraggiate a convincermi > VIP, un idolo.
Ora li vedi scorrazzare dritti e compiaciuti, felici di aver lottato e ottenuto quello che volevano, una causa comune.

Però perché nessuno mi ha chiesto mai di uscire dalla fattoria? Nessuno ha provato a sentirsi veramente libero. Che polli.

Soggettivo ≠ Oggettivo

È soggettivo, vuol dire che dipende da te. Ma per te che lo vivi è oggettivo.
Per forza di cose tu ti sei plasmato in un determinato modo e questo, non si può cambiare, è universale.
Lo è ancora di più ciò che scegli meglio per te.
Dentro di te, ciò che ti pace è una realtà oggettiva. C’è una legge interiore, sei tu.
Questa legge va in simbiosi con l’oggetto che tu scegli di vivere.
Nel tuo piccolo universo si stabiliscono leggi e queste sono oggettive.
È “soggettivo” solo se si tiene conto dell’alveare di piccoli universi (noi).
Convivere con entrambe le realtà (interne ed esterne) è molto difficile. Perché la nostra percezione esterna condiziona quella interna.
Tranne quando avviene una rivoluzione.