viaggiatore

L’unico modo per passare dal proprio mondo a quello di Tutti è sostenere dentro di Sé il procedimento inverso che ha portato alla ricerca (e successiva scoperta) del proprio mondo.
Si ritorna puri e saggi perché impregnati di poesia e misticismo.

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Raggia

Loro non hanno alcun rimorso nei tuoi confronti, non ritengono che tu abbia importanza ed in un certo senso pensano che infondo… possono farti qualsiasi cosa. Perché sei plastica, sei terra, sei fango. Sei inanimato.
Tu li eviti, prendi lunghe distanze, però inevitabile è il contatto.
Con un certo istinto animalesco vorresti rispondere premendo su quel telecomando di merda il suo fottuto canale per sintonizzarti: adesso sei con lui, ma ne vale la pena? Cazzo si se ne vale la pena. L’unica cosa che lo salva e mi ferma è il sistema > se io rispondo con i suoi strumenti lui non avrà nessun problema a raddoppiare, fottendomi quanto di più prezioso possa avere. Se io raddoppio lui non perde niente e continuerà.
Se non fosse per questo cavillo. Giuro cazzo sarei in prigione, ti avrei schiacciato la testa contro il muro fino a fartela esplodere, a te… e al tuo necrotico padre.

Perché devo accettare di stare bene a queste condizioni? Sempre succube.
Dico a voi inutili esseri > laureati, ignoranti, terza media, dottori di ogni genere, gay, etero, lesbiche, cani di merda, moralisti, 30 e lode e 18, maestre e professori, padri e madri, amici ed ex, parenti e nonni, sfigati e vincenti.

Voglio la solitudine. Voglio il silenzio. C’è troppo rumore.

Din Don!

Sei proprio da buttare > disse l’amorevole zia, che se proprio volesse buttarmi potrebbe farlo tranquillamente… già perché io sono debole e non so rispondere alle provocazioni. Ma probabilmente per lei non è stato così, è semplicemente naturale rispondermi in quel modo. Forse lo pensa, forse è reale dentro di se.
Preparo gli zaini, me ne devo andare anche se sarei voluto restare un altro poco per vomitare i miei problemi compulsivi a mia cugina, credo lei non ne avesse più voglia.

All’inizio provi ad essere “grande”, a cercare di apparire diverso, cambiato. Ma poi arrivati in famiglia (di qualsiasi zona) comincia LA SOTTRAZIONE –> tu non sei, tu potresti, forse, è meglio se… comunque è sempre stato così. Ogni minimo “errore”, ti mettono un cartello appicciato con la saliva nelle spalle (palle). Sono piccole e sottili cose, che probabilmente neanche loro se ne rendono conto, ma io gli do moltissimo peso.
Io le cose però non le faccio per dimostrarle a loro, le faccio per me. Il problema non è dimostrarle, ma sentirsi accettati per quello che appunto io SONO.

E tu SEI uno che non legge, uno che non studia, uno che non sa e che non dice. Che forse è rimasto indietro e che ancora deve evolversi, deve vedere l’immensità delle cose che solo ai pochi è permesso (per culo) vedere > E NON OSSERVARE, ASCOLTARE, ANNUSARE come farei io. Semplicemente e con disinvoltura vedere, perché ormai loro hanno le abitudini, non hanno il concetto del capire, perché appartiene alla quotidianità.

Ma se proprio cambi (e dico, SEI TU A CAMBIARE) loro non lo fanno, rimangono con gli stessi strumenti per decifrarti allo stesso modo di tanti anni fa. E che siano i nonni, gli zii, i cugini o ancora… persone del passato > tu rimani allo stesso modo per loro. O comunque, proveranno con ogni mezzo sottile e subliminale (psicologico) a ristabilire quello che per loro eri. Non saranno loro a sincronizzarsi con te, ma sarai tu (se lo permetterai) a farlo per loro.

Comune

Viva il pensiero comune, la mente dei molti. I plebei, che anche se ricchi non contano, rimane il loro spirito denso di minchiate. E i ricchi, quelli veri, che non possono muoversi perché inghiottiti dal medioevo > ormai si confondono tra gli “altri”.
Non esiste più il mondo degli dei, della follia, del tutto è concesso. Fanno ormai parte tutti dello stesso piatto. O meglio, NELLO STESSO PIATTO. E di piatto c’è anche il sistema che vive di diversità ma anche di uguaglianza < insomma di contrasti. Ed è nella falsa apertura a questo che vive il mondo.

 

Tra(u)ma.

Sono gli effetti evidenti di un lungo tempo trascorso vicino ad umiliazioni continue che hanno corrotto i miei pensieri, ridondanti sempre su quei problemi che adesso io chiamo traumi.
Trauma > in qualche modo ha a che fare con la Trama. Di un film forse? Di una canzone? E per essere più sottili lo chiamo “procedimento compositivo” < è stato interrotto ripetutamente da svariati contesti di fuoco, ma dopo soltanto alcuni anni “ho capito”. Perché all’inizio non sembra scottare, non appare maligno, fa parte delle tante cose che accadono (o devono accadere?). Ora e adesso invece, io stesso sono diventato il brutto pensiero.
Vivendo quei ordini (insieme di strutture che compongono l’esistenza) non posso aver fatto altro che assimilarli come chiunque farebbe e fa nei suoi casi. Il mio di caso è diverso (come tutti gli altri), ma in modo deviato. Ma non deviato io, sono i contenuti dei traumi ad esserlo. E’ per questo che mi disturbano. Se non mi disturbassero allora sarei io stesso il trauma ma preferisco sinceramente, rimanere il brutto pensiero.

Rambo…

Non si curano di chi hanno di fronte ma pretendono che gli altri lo facciano su di lui, unicamente Lui. E’ solo egoismo e mi sto stancando di loro, di Lui. Con quella faccia da ebete che mi racconta quanto lo ha lungo.
Storie incomprensibili, storie strane dove loro, i protagonisti del film, riescono sempre a farla franca dietro a tutta una serie di sfortunati eventi.

E mi dicono > perché io qui, perché io li, una volta ero così… una volta.
E iniziano > C’era una volta…
Purtroppo Rambo è uno sfigato e li trovo tutti io. A questo punto mi chiedo chi sia realmente lo sfigato.

Ma intanto Rambo continua a raccontarsela…