E’ un loop.

E’ un loop. Questa vita ti sta stretta e non ti guarda più negli occhi.
Eppure sei ad un passo dall’ottenere ciò che ti serve… solo che non lo sai.
O forse non lo vuoi sapere?
Sembravi sporco mentre ci riprovavi, tu fai e hai fatto il possibile, ma questa entità sembra provare piacere a violentarti. Qui è arrivato il momento, ti butti giù per fare dispetto a lui, così si attacca al tram e rimane con l’amaro. Non potrà più farti niente, non ti tocca più.
Tu la senti questa calce in bocca in quei pochi istanti che ti restano, lo schianto e le urla che ti circondano, annegano le sofferenze che hai passato. Anche se la volontà c’era, nessuno ha voluto aiutarti.
Eri tu, infilato in un film che non ti interessava. Eri dentro un loop, è così. Non potevi salire da nessun’altra parte per andare via.
Sei tu, che con questo gesto fortissimo e penetrante ti infili nella colpa di quel bastardo che ora non può fare più nulla, si affoga di raggia ed è amarissimo lo sfreggio nei suoi confronti e di tutti quei vigliacchi e alienati che non hanno dato importanza a te.
Ma loro continuano la loro vita. Se la passano senza ridondanze, al contrario di quella vita che hai passato tu. E non c’è più bisogno di ricadere nell’abisso di situazioni in cui sei stato coinvolto…
Non potendo fare nulla hai scelto la finestra piuttosto che il portone al tuo lato, e ti dico anche che forse era più comodo da li, il portone. Però hai preferito prendere prima una boccata d’aria… di troppo.
Si, evidentemente avevi bisogno di sentirti vivo prima di ritornare a terra.

Fuori è calmo…

Nostalgia del nulla. Nulla è solo il vuoto, ma guarda…
Perché convincersi, illudersi non è nulla.
Forse fa bene sentirsi superiori in certi casi.
Però che stanchezza, sempre e sempre… sempre.
Poi arriva il momento clou e dovrebbero teoricamente cambiare le cose. Invece no.
Sto solo in una grotta senza catene.
Cosa mi impedisce di uscire fuori.

Tu.

Mentre calmo è fuori.

Borghese

Ridono, felici li in alto. Parlano di esperienze, progetti e sensazioni vissute. Ed io che faccio qui?

Mi guardano, pensando probabilmente <<Oddio, è arrivato>>.

Sono vestiti “gli altri” in un certo modo, coerenti con il loro mondo. Professori, insegnanti, dottori, artisti, intellettuali e tipi che dicono essere di cultura. Però non si capisce bene se giochino a fare la parte o sono realmente quello che fanno vedere. Classe media.

Se devo essere sincero mi ritrovavo meglio con quella bassa. Loro non hanno tutte queste – appunto, apparenze. C’è come un gioco di potere tra l’altro che non è subito evidente, si comprende solo quando entri in contatto.

Le loro parole sono vaghe, troppi intrecci per dirti che non hanno lavoro. Illustrano minuziosamente le loro condizioni. Forse è per questo bisogno di sfogarsi che cercano il confronto fra di loro. Una classe media “per dire”.

Non si capisce tuttavia come siano benestanti e felici.

E poi c’è quel tavolo con i tuoi coetanei, i tuoi cugini. Si fanno forti di parole che non sono le loro, ma di esperienze veramente vissute, quelle si, lo si legge nei loro occhi realizzati.

Ed io? Stessa età loro, ma con qualche anno perso. Sono quello bocciato, inconcludente, che dice ma non è.

Eppure mi illudo che vada tutto bene. Poi ti vengono a parlare, (un poco per dimostrarti ovviamente quanto loro siano più in su) e ti rendi conto che non hai visto nulla dalla vita.

Che servono le mie parole se non mi portano a nulla, dovrei essere come loro? Viaggi, scuola, cultura, sogni, aspirazioni. Tutta roba che io voglio, ma che loro in un modo o nell’altro hanno in parte consolidato.

Se avessi un briciolo della loro fortuna… Poi una stella cadente, grandissima.

Ma ci riuscirò. Con classe alta e indefinita.