Dialogo con uno specchio…

Franci Franci… cos’hai Franci?
Sono certo che gli innumerevoli volti di questa vita sono per lo più affetti. Loro però si comportano male, non meritano nulla e in cambio vogliono tutte le tue risorse.
Quanto ne basterà ancora?
La tanica sembra piena ma a non voler aprire il rubinetto sono io. Perché io non basto più.

Gli amici, cosa sono gli “amici”?

Esistono solo loro, il loro pensiero è rivolto a loro stessi con la conseguenza di non rispettare più quelle sottigliezze che invece io rispetto per loro sempre ed in ogni caso.
Non credo mi percepiscano come una persona, ma come un essere inanimato e inespressivo, una super-marionetta, personaggio del film della loro vita al quale devono soltanto una sorta di merito per esistere, subliminalmente nascosto sotto forma di pensierini come regali ecc.

Troppe volte >loro sono esistiti dentro di me.

Adesso invece sono disordini emotivi.

Il mio punto di vista è che loro siano un accozzaglia di meccanismi, di rotelle. Nel loro disordine che tanto amano esprimere a parole li fuori io trovo un perché, non l’ordine. Anzi è un ordine, ma non sarebbe accettabile dal loro livello di conoscenza. Nello strato dal quale essi vedono le cose intendo. Non accettano il perché > quindi non amano l’ordine scaturito da un eventuale perché. Piuttosto cercano di creare un film tutto loro nel quale possano sguazzare liberamente nella trama della loro falsa, ipocrita e artificiale vita.

Male

Vedo le possibili conseguenze e ciò che potrebbe accadere. Tutta un serie di eventi che si vanno susseguendo in una delle varie circostanze scatenanti. In qualsiasi io immagini di entrare, il fine è sempre tragico. Che io provi a uscirne o no, la mia vita sarà sempre la stessa. Sento che ogni possibilità di uscita è bloccata, e che ogni mio tentativo è sbarrato. Non esistono buoni in questa guerra, esistono invidiosi arroganti ed egoisti.

Un padre che ti minaccia, un fratello ladro e una donna debole che sopporta i ricordi degli ancora più fastidiosi e pungenti episodi di violenza.

Il tutto, teso in una tela di ragnatela <– questa però rientra nella dimensione del male, non il caos <– perché questo appartiene all’universo e va in equilibrio con cosmos. Il caos è consapevolizzato nell’idea del disordine.
Questa ragnatela va oltre… Oltre il rispetto per l’equilibrio formatosi per mano di Dio. Ed è proprio accanto a questa figura che troviamo il male. Il male non è idea di confusione, non è caos, non ha senso perché non va in armonia con l’ordine, non ha logica e quindi non ha idea.

Caos è Cosmos si riflettono in noi, nella tendenza dell’ordine e del disordine. Il male invece è informe, quasi non si vede perché nella nostra dimensione appare come un filo sottile e biancastro, anche delicato. È proprio per questa fragilità che si nasconde tra di noi, ognuno di noi.

Dove?

Evadere, dove?
Perché andarsene via? Non basta questo? Evidentemente no. Non basta perché non c’è niente qui. Non c’è niente di concreto per me, qui… Non percepisco alcuna informazione utile per me. Me ne voglio andare. È una tortura ogni giorno. Il quotidiano è tortura. Il disordine è tortura. Lo sporco è tortura. Sentirsi scombinati è parte di questa dimensione. Andiamo da qualche parte?

La domanda principale —> Dove?
Non deve essere per forza perfetto, ma almeno che attinga alla realtà, poi nel complesso risulterà proporzionato. L’ideale non è un cerchio perfettamente sferico, l’ideale è un cerchio perfettamente sferico ma che abbia al suo interno una bellissima e personalizzata sfumatura di colori. Sottolineo sfumatura perché non può esistere a sezioni distinte: rosso, verde, giallo e blu. Si passa gradualmente da un colore all’altro. Ma sono io a decidere quali sono i colori. Come nell’onda spettrale… di questa larga frequenza armonica io non faccio altro che sottrarne alcune, così da creare suoni distinti e solo dopo giocarci per creare armonie differenti. Ma gioco io! Non tu. Decido io cosa è più bello (secondo i miei canoni). Da fuori ti può sembrare distino, ma da parte mia che la vivo appare più come una legge universale. Quindi non sono pazzo ma è semplicemente un altra ricetta. Questa ricetta non è comune.

Comune
è il regno delle ragnatele e i ragni siamo noi che contribuiamo a crearla, tutti noi insieme, la curiamo. La differenza tra soggettivo e oggettivo è sottilissima. Quando ti innamori dentro di te si stabilisce una legge tra il tuo io e la tua anima. Questa, in quanto legge non può essere altro che oggettiva ma da parte mia che ti vivo fuori è soggettiva, non può essere altro che così.

Troppe digressioni… Dove vado quindi? Di certo non mi sposto fisicamente, perché fare quello comporterebbe vivere sotto i ponti. Allora mi sposto li. Dove non ci sono ragni, ma c’è un architetto… D/Io. Ma creatore di cosa se è tutta fantasia? Infatti se Dio crea concretamente, Io posso creare per lo più astrazioni. “Per lo più” intendo qualcosa di reale. Ma il reale appartiene a ciò che crea Dio. Dove sto creando io? Sto mescolando colori, solo colori prestabiliti. Si ok, ma dove? Dentro una scatola. Il concetto stesso di scatola appartiene agli oggetti creati da Dio.

Dio non ci vede…

Rimango sempre senza parole, rimaniamo sempre in bilico tra il cadere e il rimanere.
Ringrazio quell’unico motivo che mi riporta in equilibrio. Ma tutte quelle ombre che mi spingono sono più grandi.
Il loro colore nero è marcato e denso, come può un solo motivo allora essere la giusta presa per non cadere.
Il motivo è l’illusione, la forza più grande dell’uomo. E’ la fede in qualcosa di più grande, è l’amore in noi stessi.
Un armonia fatta di luce.
La luce è illusione. Ma ne basta solo poca, perché più sarà questa ombra a volerci fare cadere e molto di più sarà la luce stessa ad essere visibile da lontano e ad accecare da vicino.

Dio non ci vede, perché siamo noi a non voler credere nella luce, nell’illusione. Allora come può aiutarci?
Anche se lo fa da sempre. Viviamo un universo e quindi viviamo un ordine. Come risultato dovremmo anche noi in modo concorde, corrispondere.

Ma questo non avviene perché il potere della tensione è infinito, perché siamo in trappola dentro a dei corpi, abbiamo limiti.
Le barriere non permettono infatti di poterci mostrare per ciò che siamo veramente, realmente.

Siamo piccoli universi dentro ad un grande. Siamo l’espressione di un unico corpo.

Perché tu – Luce, provavi rabbia. Perché tu volevi rivelare il progetto. Volevi rendere te stesso e di conseguenza tutti gli uomini tali e uguali a Dio. Rendendoli pensanti e ancora più simili a l’Universo.

Ma come possiamo essere allo stesso livello del tutto se i corpi nascono plasmati con il tutto?
Luce, questa è sofferenza. Hai fatto in modo di dotare gli uomini della verità apparente perché l’apprendiamo dall’interno, siamo in gabbia. Siamo regole, pensieri, siamo coscienze in una immensa e bellissima gabbia. Siamo il limite.

L’orizzonte sarà sempre il confine di un’alba e di un tramonto.

Diventiamo allora luce, perché è quello che abbiamo voluto, ma dobbiamo vibrare in modo ordinato così da mandare il giusto segnale. Così da essere visibili, ed unire il nostro grande universo ad uno ancora più immenso ed inimitabile.

Luce ha dato un pugno allo specchio, alla verità. Ha rinnegato se stesso, perché luce è verità.
Lo specchio si frantumato, ora sono solo infinitesimali i brandelli di questo riflesso.

Siamo la manifestazione frammentaria di un unica immagine riverberata.

Ho perso…

Ho perso, ma forse non ho mai avuto; e se fosse l’illusione? Non credo, anche perché il violino che ora ho accanto è vero, era reale il liutaio che gli ha dato una vita. Ma questa vita è vera invece? O è solo un un pezzo di legno all’interno del mio violino? Lui non ti parla, non risponde, ma riflette ciò che hai dentro, trasduce.
Codifica i sentimenti e li traduce. Per cosa, se ho perso?
Ma se non avessi mai avuto, non avrei perso. Questo non fa di me comunque un vincitore.

Erano belli quei sorrisi, quelle lacrime e, poi c’era quel sole che tramontava e tutto allora diventava sempre un po’ più freddo e umido.
La compagnia, quelle presenze sconosciute, quelle mani che non capivo e poi parole, quelle dolci, per me non valevano nulla perché non leggevo. Solo la voce di lei riuscivo a tradurre in immagini
Perché è finito tutto, perché? Perché è iniziato finendo?
Capii con il tempo le voci, poi con i movimenti interagivo… Suonavo, era naturale.
Far ascoltare loro ciò di cui ho bisogno, ma non importa. Lei sapeva.

Ora è cambiato tutto, infatti ho bisogno di questo violino o di un pianoforte. Meglio il piano, c’è il sostenuto. Mi piace di più.

FIGURE

Quaderno di Armonia

Stanno cercando di nasconderci da qualcosa. I miei coetanei, gli adulti e quelli che ancora dovranno “nascere” fanno tutti parte di un pensiero più alto. Rifletto incessantemente su questo, cercando sempre di cambiare prospettiva ovviamente, concludo rispondendo a me stesso che l’uomo è stupido ma mi rendo conto che in realtà è solo cattivo. La sua cattiveria viene dalla paura, da una paura sciocca, quindi potrei comunque affermare che è stupido. È difficile spiegare con parole quello che sento… Continua a leggere FIGURE